It / En

La risposta di ITLAS ai cambiamenti climatici

Nel 2009 Sir John Rex Beddington, allora capo dei consulenti scientifici del governo britannico, aveva avvertito che entro il 2030 ci sarebbe stata la tempesta perfetta. Una perfect storm che avrebbe portato con sé carenze alimentari, idriche, energetiche, un forte impatto sulla nostra società e la compromissione dell’equilibrio naturale del pianeta. La causa? Non una sola, ma due: la crescita della popolazione mondiale e il miglioramento delle condizioni di vita nei paesi più poveri avrebbero portato, secondo lo scienziato inglese, a una sempre maggiore richiesta di energia le cui fonti di approvvigionamento (quelle tradizionali) avrebbero avuto come unico destino l’esaurimento. Mandando completamente in tilt il sistema Terra. Ma le previsioni temporali di Sir Beddington erano ottimiste, perché la crisi è esplosa prima. E in questa situazione accelerata a trovarsi nella situazione di maggiore gravità sono i cambiamenti climatici.



Gli esempi li abbiamo vissuti da protagonisti. Gennaio 2020: è stato il primo mese dell’anno più caldo della storia. Anno 2019: è stato il secondo più caldo – il primato spetta al 2016 – mai registrato, con più 1,1°C di aumento medio della temperatura globale rispetto al periodo preindustriale. Decennio 2010-2019: è stato il più bollente di sempre*.



Dagli anni Ottanta del secolo scorso in avanti, ogni decennio ha stabilito un nuovo record relativamente alle temperature. E la causa si chiama CO2 in atmosfera.



Per invertire la rotta a livello globale c’è una soluzione a due step: primo, dimezzare le emissioni entro il 2030; secondo, operare la transizione alla neutralità carbonica entro il 2050. Coniugando competitività economica, giustizia sociale e equilibrio ambientale. Complice anche la pandemia e piani economici di aiuti, finalmente la questione dei cambiamenti climatici è tornata in grande evidenza sulle agende mondiali. La questione è urgente. Tanto che perfino il linguaggio giornalistico riconosce la serietà della crisi che stiamo affrontando: per esempio il britannico “The Guardian” ha trasformato la definizione climate change in climate crisis e in climate emergency. Non si parla più di warm (caldo) ma di hot (bollente).



L’Agenda 2030 – predisposta e condivisa da 193 Paesi membri delle Nazioni Unite in occasione dell’Accordo di Parigi del 2015 – ha dedicato il Goal 13 alla lotta contro il cambiamento climatico (e le sue conseguenze). L’obiettivo è la promozione di azioni a tutti i livelli. Al sistema economico viene chiesto un cambio di passo complesso e ambizioso, che però può diventare un volano per le imprese che riescono a coglierne le opportunità. Investire in sistemi più innovativi, più moderni, più efficienti e a minore impatto ambientale: questa la sfida.



Da parte sua ITLAS ci sta provando con grande impegno e con un percorso iniziato già qualche anno fa, quando la sostenibilità si chiamava ancora “essere ecocompatibili”. In tema di scelte energetiche – una mitigazione che va affrontata a livello globale ma che chiama alla responsabilità ognuno di noi – la riduzione delle emissioni di CO2 passa per il fotovoltaico. Ma l’azienda è convinta che possano essere messe in campo anche altre politiche per contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. Come il privilegiare la scelta di fornitori locali e la realizzazione di prodotti certificati 100% Made in Italy.



Oggi ITLAS si approvvigiona per il 63% da fornitori locali, per il 27% da altri fornitori italiani e per il restante 10% da fornitori esteri. Una scelta che si basa anche su aspetti ambientali, oltre che etici. I fornitori locali, oltre che contribuire ad una diminuzione di emissioni grazie a trasporti dai tragitti molto brevi, hanno quasi tutti ottenuto certificazioni ambientali, hanno adottato un sistema di gestione ambientale, utilizzano percentuali di materiale riciclato. Non solo i fornitori di materie prime, ma anche quelli di imballaggi, della carta e dei servizi di stampa sono prevalentemente caratterizzati dalla presenza della sostenibilità aziendale. Dagli eco-pallet al termoretraibile, dal cartone al pluriball. Tutta la carta utilizzata negli uffici è certificata PEFC™, mentre quella utilizzata per la realizzazione delle pubblicazioni è FSC® misto proveniente da forni gestite in modo responsabile.



Senza sottovalutare il fatto che ingaggiare un fornitore locale significa supportare la crescita di una comunità, oltre che la sostenibilità lungo tutta la catena.



Realizzare prodotti certificati 100% Made in Italy (certificazione rilasciata dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani) significa garantire non solo la qualità e l’artigianalità, ma anche ciò che sta a monte: la scelta di non delocalizzare, riducendo di conseguenza le distanze nel processo di trasformazione. Meno chilometri, meno emissioni. E quando la materia prima arriva, come nel caso di un pavimento come Assi del Cansiglio, da 25 chilometri di distanza? Il prodotto è senza dubbio a chilometro zero. Con un impatto minimo sull’ambiente, come è stato rilevato nello studio del ciclo di vita del prodotto realizzato nel 2012: 7,73 kg di CO2 equivalente emesse per l’acquisizione di legno di faggio dal Cansiglio, 168,9 kg di CO2 equivalente emesse per l’acquisizione di legno di rovere.



*I dati sono tratti dal rapporto del marzo 2020 della World Meteorological Organization.