Sostenibilità

Gufo delle nevi estinto in Svezia: quando il clima spezza la catena alimentare dell’Artico

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La Svezia ha dichiarato “estinto a livello nazionale/regionale” il gufo delle nevi (Bubo scandiacus), dopo dieci anni senza alcuna nidificazione documentata. La notizia è stata resa pubblica da BirdLife International a dicembre 2025 e si inserisce nel percorso di aggiornamento della Lista Rossa gestita da SLU Artdatabanken, con pubblicazione prevista il 24 marzo 2026.

Che cosa significa “estinzione regionale”

Non vuol dire che il gufo delle nevi sia scomparso dal pianeta, ma che non è più considerato una specie riproduttiva in Svezia secondo i criteri usati nelle valutazioni di conservazione: dal 2015, spiegano le organizzazioni che monitorano l’avifauna, non si registrano nidi, pulcini o segnali di riproduzione nel Paese.

Dal “nord selvaggio” al silenzio

Negli anni Settanta, sulle montagne svedesi nidificavano diverse centinaia di coppie: la presenza del grande rapace bianco era parte dell’immaginario e della biodiversità dell’Artico scandinavo. Oggi quella presenza si è azzerata, e per la Svezia è un evento raro: la prima scomparsa ufficiale di una specie di uccello in circa vent’anni

Il nodo dei lemming: quando manca la preda, manca la riproduzione

Il punto centrale è ecologico, prima ancora che “faunistico”: il gufo delle nevi si riproduce con successo solo quando abbondano i lemming, piccoli roditori artici che sono la sua principale fonte di cibo in molte aree di nidificazione. BirdLife sottolinea come inverni più miti portino spesso più pioggia e meno neve, alterando la struttura del manto nevoso e le condizioni di sopravvivenza dei lemming. Se la base della catena alimentare vacilla, anche un superpredatore come il gufo fatica a reggere. 

Un Artico che corre: record di caldo e “amplificazione artica”

Il caso svedese si colloca in un contesto più ampio. Nel suo Report Card 2025, la NOAA indica che le temperature dell’aria superficiale nell’Artico da ottobre 2024 a settembre 2025 sono state le più alte registrate dal 1900, e che gli ultimi dieci anni risultano i più caldi della serie. 

La velocità del cambiamento è un tema chiave: uno studio pubblicato su Communications Earth & Environment stima che, dal 1979, l’Artico si sia riscaldato quasi quattro volte più rapidamente della media globale, un fenomeno legato ai meccanismi di “amplificazione” alle alte latitudini.
E l’IPCC ricorda che le alte latitudini dell’emisfero nord sono tra le regioni che tendono a scaldarsi di più, fino a multipli della media globale nelle proiezioni. 

Non è solo clima: pressioni storiche e habitat

Al riscaldamento si sommano pressioni che hanno pesato nel tempo: disturbo degli habitat, infrastrutture, trasformazioni del territorio e, storicamente, anche la caccia. Ma oggi la firma dominante sembra essere quella del clima: non colpisce solo il gufo, colpisce il “meccanismo” che rende possibile la sua presenza.

C’è ancora speranza?

Sì, ma è fragile. Il gufo delle nevi non è estinto a livello globale e le stime sulla popolazione mondiale (in forte incertezza e tendenza negativa) parlano di decine di migliaia di individui; BirdLife, ad esempio, riporta una stima che porta a circa 28.000 adulti (ordine di grandezza), mentre la valutazione globale lo colloca tra le specie a rischio. 

Proprio perché è una specie nomade e legata alle fluttuazioni delle prede, un ritorno occasionale in Scandinavia non è impossibile. Ma perché quel ritorno diventi di nuovo “stabile”, la condizione è una: ricucire l’equilibrio dell’ecosistema. E questo, ormai, significa anche ridurre la pressione climatica che sta cambiando l’Artico più in fretta di quanto molte specie riescano a seguire.

Per chi vuole approfondire la notizia:

Che cos’è l’“estinzione regionale”?
È la dichiarazione che una specie non è più presente (o non si riproduce più) in modo stabile in un’area geografica specifica — in questo caso la Svezia — anche se può esistere ancora altrove nel mondo.

“Estinto” vuol dire che non esiste più nessun gufo delle nevi?
No. Qui si parla di estinzione a livello nazionale/regionale. A livello globale il gufo delle nevi non è scomparso, ma molte valutazioni indicano un trend di declino.

Perché il gufo delle nevi è così legato ai lemming?
Perché i lemming sono una delle sue prede principali nelle aree artiche e subartiche. Quando i lemming scarseggiano, diminuiscono le possibilità di trovare cibo a sufficienza per sopravvivere e soprattutto allevare i piccoli: meno cibo significa meno nidificazioni riuscite.

Che cosa c’entra la neve con i lemming?
I lemming dipendono dal manto nevoso come “coperta” e rifugio: sotto la neve costruiscono gallerie che li proteggono dal freddo e dai predatori. Inverni più miti con più pioggia e neve instabile possono rompere questo equilibrio, rendendo più difficile la loro sopravvivenza.

Perché basta un “anello” che crolla per far sparire una specie?
Negli ecosistemi artici la catena alimentare è spesso più semplice e specializzata rispetto ad altri ambienti. Quando una preda chiave diminuisce, i predatori che ne dipendono hanno meno alternative. È un effetto “a cascata”.

Il gufo delle nevi potrebbe tornare in Svezia?
È possibile, ma non garantito. La specie può spostarsi su grandi distanze e la presenza in certe aree può variare con la disponibilità di prede. Un ritorno stabile richiederebbe condizioni ecologiche favorevoli (in primis cicli dei lemming più robusti e habitat idonei).

Questa scomparsa riguarda solo la Svezia?
No: è un segnale che molte specie legate ai climi freddi stanno affrontando pressioni simili. Gli uccelli, molto mobili, spesso mostrano per primi lo spostamento degli areali: è uno dei modi in cui la crisi climatica “riscrive” la geografia della biodiversità.

Che cosa si può fare, concretamente?
Sul piano locale: tutela degli habitat e riduzione del disturbo in aree sensibili. Sul piano più ampio: taglio delle emissioni e politiche climatiche efficaci, perché il fattore che sta cambiando più rapidamente le regole del gioco è il riscaldamento dell’Artico.

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