Sostenibilità

L’Italia guida l’Europa nell’economia circolare

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C’è una buona notizia: l’Italia è leader in Europa nell’economia circolare. Nel 2023 il nostro Paese ha raggiunto un tasso di utilizzo dei materiali del 20,8 per cento: quasi il doppio della media dell’Unione, che si attesta all’11,8 per cento. Un dato che è stato comunicato la scorsa settimana alla Camera dei Deputati a Roma nel corso della presentazione del Rapporto “Europe’s Environment 2025” dell’Agenzia europea per l’ambiente, del Rapporto Ispra “Stato dell’ambiente in Italia 2025” e del Rapporto Ambiente SNPAe.

Tasso di utilizzo dei materiali

Ma che cos’è l’economia circolare? In linea generale si tratta di un concetto fondamentale per promuovere la sostenibilità ambientale e ridurre le pressioni sulle risorse naturali. Se il modello tradizionale è fondato sugli step produzione-consumo-smaltimento, l’economia circolare si basa sul riutilizzo, la riparazione, il rinnovo e il riciclo dei materiali e dei prodotti esistenti. Con due obiettivi principali: da una parte tenere in vita il più a lungo possibile il valore dei materiali e dall'altra ridurre sempre di più la produzione dei rifiuti.

“In Europa – si legge nel Rapporto sullo stato dell’ambiente presentato da Ispra – ogni anno si utilizzano oltre 13 tonnellate di materiali per persona e ogni cittadino genera in media oltre 4,9 tonnellate di rifiuti, di cui quasi la metà finisce in discarica. Questi dati evidenziano l’urgenza di un cambiamento strutturale. La transizione verso un’economia circolare richiede la collaborazione tra vari attori, inclusi decisori politici, imprese e consumatori. Le politiche devono essere orientate a creare condizioni favorevoli per le aziende, mentre queste ultime sono chiamate a riprogettare le proprie catene di fornitura, al fine di migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e promuovere la circolarità.  Un cambiamento concreto in questa direzione potrà generare nuovi mercati e creare opportunità di lavoro cospicue e di migliore qualità”.  

Per quanto riguarda gli altri dati presentati, l’Italia ha fatto passi in avanti anche nella riduzione delle emissioni di gas serra (-26,4 per cento tra il 1990 e il 2023), nello sviluppo dell’agricoltura biologica e nell’utilizzo di energia da fonti rinnovabili, per il quale l’obiettivo è arrivare al 38,7 per cento entro il 2030.

Punti critici? Ne restano molti. Come biodiversità (quella italiana, va sottolineato, è una delle più ricche in Europa), consumo di suolo e clima. Solo l’8 per cento degli habitat naturali è in buono stato di conservazione, mentre sono a rischio estinzione il 28 per cento delle specie dei vertebrati e il 24 per cento delle piante vascolari. Dati sui quali influisce direttamente la criticità legata al consumo di suolo, con 21,5 ettari al giorno dichiarati persi nel corso del 2024 (pari a un totale di 7.850 ettari). Non se la cava meglio il clima, con le evidenze che ormai abbiamo imparato a riconoscere: lo scorso è stato l’anno più caldo dal 1961. Le conseguenze sono i ghiacciai alpini che stanno perdendo massa a vista d’occhio e il costante innalzamento del livello del mare. A cui si aggiungono le conseguenze economiche di questo cambiamento, con perdite quintuplicate in sette anni proprio a causa degli eventi estremi.

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