Entro il 7 giugno l’Italia, come tutti i 27 Stati membri dell’UE, è chiamata a varare il decreto legislativo che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e la parità salariale tra uomini e donne, che prevede nuovi obblighi per le aziende e nuovi diritti per i dipendenti. Il 5 febbraio il Consiglio dei ministri ha già compiuto il primo passo, approvando la bozza del provvedimento che ora viene sottoposto alle commissioni parlamentari.
Che cosa cambierà?
Dal mese di giugno del 2027 le aziende con più di 150 dipendenti e dal 2031 quelle con più di 100 (dal provvedimento sono escluse le piccole e piccolissime imprese, con meno di 50 dipendenti) saranno obbligate a rafforzare la trasparenza retributiva sia in fase di accesso che nel corso del rapporto di lavoro. L’obiettivo – chiesto dal Consiglio e dal Parlamento europei – è la riduzione del gender pay gap per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore.
Le nuove norme dovranno quindi essere applicate già in fase di ricerca del personale: negli annunci di lavoro le aziende saranno obbligate a specificare quale sarà la retribuzione iniziale o la fascia retributiva prevista. Altro fattore importante, sarà vietato chiedere a chi si candida per una posizione lavorativa quanto veniva pagato in precedenza. E sarà pertanto vietato basare le proprie offerte sulla storia salariale di chi si vuole assumere.
Le retribuzioni dovranno essere oggettive e neutrali rispetto al genere. Questo significa che per determinare e classificare il salario il nuovo provvedimento dà particolare valore al ruolo della contrattazione collettiva (definita quale riferimento unitario per la classificazione delle mansioni e dei trattamenti economici) e obbliga le imprese a basarsi unicamente su competenze, impegno, responsabilità e condizioni di lavoro.
Di fronte a un divario retributivo di genere superiore al 5% e non supportato da un’adeguata giustificazione, le aziende saranno a chiamate – con il coinvolgimento dei sindacati, dell’Ispettorato nazionale del lavoro e gli organismi di parità – a fornire le motivazioni che hanno indotto la propria scelta e a trovare soluzioni per l’eliminazione del divario.
L’ultima novità che sarà introdotta riguarda la cancellazione del segreto retributivo: i dipendenti potranno cioè avvalersi del diritto di informazione di natura individuale che consentirà loro di conoscere il proprio livello retributivo e i livelli retributivi medi dei colleghi e delle colleghe che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore. Un diritto che potrà essere esercitato anche nel caso di sospetta discriminazione.