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Buon 8 marzo, Italia

“La mobilitazione di tutte le energie del Paese nel suo rilancio non può prescindere dal coinvolgimento delle donne”. Sono le parole con cui Mario Draghi ha aperto il suo lungo passaggio dedicato alla questione di genere nel discorso al Senato per la fiducia. Il Presidente del Consiglio ha sottolineato come il divario nei tassi di occupazione in Italia fra donne e uomini rimane fra i più alti in Europa: circa 18 punti su una media europea di 10. E ha puntato il dito su un’altra piaga che ci affligge. Il non essere stati in grado, di fronte all’incremento dell’occupazione femminile dal dopoguerra a oggi, di fare un salto di qualità sulla condizione di carriera delle donne. “L’Italia presenta oggi uno dei peggiori gap salariali tra generi, oltre una cronica scarsità di donne in posizioni manageriali di rilievo”.

Nel giorno in cui in tutto il mondo viene celebrata la Giornata internazionale della donna crediamo sia utile riflettere su alcuni temi ancora irrisolti e non più procrastinabili. Le questioni messe sul piatto da Draghi sono fra queste. “Una vera parità di genere – ha affermato il Presidente illustrando il proprio programma – non significa un farisaico rispetto di quote rosa richieste dalla legge: richiede che siano garantite parità di condizioni competitive fra i generi”. Con un riequilibrio del gap salariale e con un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla carriera le stesse energie dei colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia e lavoro.

Analizzando i dati del territorio nel quale come azienda produciamo, il Veneto, nel 2019 l’occupazione femminile è arrivata a toccare quota 58,8%. Una crescita importante, rispetto al tasso italiano di occupazione delle donne, che nello stesso anno si è fermato al 50,1%. Se spostiamo lo sguardo sulla Svezia, con il suo 75%, diventa chiaro che è necessario intervenire per eliminare gli ostacoli, spesso anche di carattere culturale, che tengono lontane le donne dal mondo del lavoro.

La pandemia da Covid-19 ha acuito ulteriormente il divario. Secondo i dati Istat, il 98% di chi ha perso il lavoro a dicembre del 2020 è donna. Gli occupati sono diminuiti di 101mila unità, con 99mila donne che sono rimaste disoccupate o inattive. In tutto l’anno, dei 444mila occupati in meno registrati in Italia il 70% è costituito da donne. Una disparità di genere che l’emergenza sanitaria ha solo fatto precipitare, ma che era già una criticità. E che nemmeno il blocco dei licenziamenti è riuscito a frenare. Perché?

Rilanciare l’Italia senza garantire parità di condizioni competitive non è possibile. Essere sostenibili – così come affermato dall’Obiettivo 5 dell’Agenda 2030 dell’Onu – significa pianificare realmente il raggiungimento dell’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e di tutte le ragazze. Scuola, formazione e una rete di servizi in grado di consentire a ogni donna la possibilità di scegliere liberamente il proprio percorso di vita, le proprie opportunità. Di realizzare sogni e ambizioni.

“Intendiamo quindi investire, economicamente ma soprattutto culturalmente, perché sempre più giovani donne scelgano di formarsi negli ambiti in cui intendiamo rilanciare il Paese. Solo in questo modo – ha concluso il premier – riusciremo a garantire che le migliori risorse siano coinvolte nello sviluppo del Paese”.

Ci contiamo. Buon 8 marzo, Italia.

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