Le risorse idriche italiane sono in calo. In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, celebrata domenica 22 marzo, Ispra (l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) ha reso noti i risultati delle valutazioni prodotte dal modello BIGBANG, che fornisce le stime delle componenti del bilancio idrologico nazionale, il quadro quantitativo della risorsa idrica e la situazione idrologica – in questo caso quella riferita al 2025 – analizzando le tendenze e gli scostamenti rispetto ai valori medi del lungo periodo, dal 1951 al 2025, e del triennio climatologico 1991-2020.
I dati ci mostrano in sintesi che lo scorso anno le precipitazioni totali nel nostro Paese sono state pari a 963,4 mm – circa 291 miliardi di m3 – in calo di circa il 9% rispetto al 2024, quando le precipitazioni furono abbondanti. Di buono c’è che nel 2025 si è registrato un aumento del 2% rispetto alla precipitazione media annua del periodo 1991-2020, che ammonta a circa 285 miliardi di m3. Per quanto riguarda la quantità di precipitazioni al netto della perdita per evapotraspirazione (in gergo tecnico quella che si definisce risorsa idrica rinnovabile e stimata in circa 128 miliardi di m3), è stata inferiore di oltre il 7% rispetto alla media annua di lungo periodo (circa 138 miliardi di m3), del 4% rispetto alla media dell’ultimo trentennio climatologico e di circa il 19% rispetti al 2024. Ovvero si conferma la tendenza negativa osservata dal 1951 a oggi, riferita in particolare alla disponibilità di risorsa idrica rinnovabile a livello nazionale.
“Di fronte ai dati che abbiamo davanti, non si può né rimandare né rassegnarsi. Occorre agire in maniera propositiva e lungimirante. Il tema dell’acqua – afferma la presidente Ispra Maria Alessandra Gallone – è una priorità nazionale che contribuiremo a far conoscere attraverso il nostro sistema scientifico, per rafforzare sempre più la cultura della gestione della risorsa idrica ed essere a fianco delle istituzioni e dei territori. Ḗ fondamentale – continua Gallone – informare su come ridurre gli sprechi, promuovere una cultura dell’utilizzo sostenibile dell’acqua, del riutilizzo delle acque reflue”.
Dal monitoraggio eseguito escono anche altri dati interessanti: il mese più piovoso del 2025 è stato marzo, con 114,3 mm. Si tratta di un’anomalia positiva del +48% rispetto al valore medio relativo al lungo periodo 1951-2025 (77,3 mm), seguito da novembre con poco più di 95 mm, mese questo che solitamente è tra i più piovosi ma che in questa occasione ha fatto registrare un -20% rispetto alla media di lungo periodo. Per quanto riguarda poi luglio e agosto, la consueta scarsa presenza di precipitazioni è stata ribaltata da un surplus del 35% e del 42% rispetto alle medie del lungo periodo.
In merito invece alle varie aree della penisola, a soffrire di più rispetto all’ultimo trentennio climatologico sono stati l’Appennino meridionale (-10% di precipitazioni e -21% di risorsa idrica) e quello centrale (rispettivamente -7% e -30%). In Sardegna e Sicilia la risorsa idrica è diminuita registrando un deficit del -12% e -13%. Le condizioni di siccità al centro-sud e nelle isole sono state meno gravose rispetto agli anni precedenti.