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Quattrocento scienziati per dieci proposte concrete per l’economia circolare

Quattrocento scienziati hanno preso carta e penna e hanno scritto al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio. Durante il lockdown lo avevano già fatto gli architetti e i designer più illustri del nostro Paese, suggerendo proposte concrete per la progettazione di un abitare futuro più sostenibile che tenga conto dell’esperienza vissuta in questi mesi. A Sergio Mattarella e Giuseppe Conte questa volta vengono presentate dieci proposte concrete per l’economia circolare nel dopo pandemia da Covid-19 in quelli che vengono considerati i settori chiave per la ripartenza: l’agroalimentare con la promozione dell’italian food e dei prodotti bio; lo sviluppo di città verdi che recuperino i centri storici con il ripristino degli edifici abbandonati; il potenziamento delle energie rinnovabili con un vero e proprio piano per il 2030; la riduzione delle emissioni e la messa a punto di un progetto di investimenti per attuare misure di adattamento e mitigazione dei cambiamenti climatici; lo sviluppo del turismo sostenibile; la lotta all’inquinamento con la bonifica dei siti contaminati e la riconversione delle aree industriali dismesse; la tutela della ricchezza delle biodiversità; l’incentivazione dell’economia del mare e della pesca ecosostenibile; il rilancio della ricerca pubblica e privata e della formazione per aumentare cultura e competitività del Paese, con l’introduzione dell’insegnamento dell’ecologia e degli obiettivi di sviluppo sostenibile nella scuola dell’obbligo; la promozione dello sviluppo Green per valorizzare le industrie e il mondo produttivo in chiave sostenibile e per lo sviluppo di politiche ambientali.



Primo firmatario della lettera-appello è Roberto Donovaro, presidente della stazione zoologica Anton Dohrn. Accanto a lui una lunga lista di nomi titolati del mondo scientifico italiano: dal presidente di Gastronomiche di Pollenzo e fondatore di Slow Food Carlo Petrini al presidente ISTAT Giancarlo Blangiardo, dal direttore scientifico di WWF Italia Gianfranco Bologna al direttore del Parco nazionale del Gran Paradiso Antonio Mingozzi, dal direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del CNR Fabio Trincardi al presidente dell’Accademia delle Scienze Annibale Mottana. Solo per citarne alcuni. Super cervelli italiani che chiedono per la post pandemia “uno sforzo congiunto, cooperativo, aggregativo e sinergico per ridefinire l’economia in chiave circolare e per disegnar un nuovo modello di sviluppo rigenerativo che veda partecipi tutte le forze produttive e il capitale umano del Paese”.



Per gli scienziati questo è il momento di sviluppare una vita veramente sana, capace di proteggere il pianeta, i suoi ecosistemi, la sua biodiversità. Insomma, tutto quello che costituisce il bene comune di tutta l’umanità. Una realizzazione possibile, a loro avviso. Ma perché proprio in questo momento così difficile per tutti? Perché la pandemia ha reso ancora più urgente questa sfida e chi non sarà pronto “sarà messo in seria crisi dalla svolta epocale prevista dal New Green Deal in Europa”, sostengono. 



L’economia italiana per ripartire deve perciò “mettere in primo piano la transizione ecologica”: nuovi stili di vita, di alimentazione, di consumo e di produzione per una rinascita umana, culturale, sociale, economica ed ecologica. Il tutto da compiere attraverso l’innovazione delle scelte e delle modalità di fare economia, anche in relazione allo sfruttamento del capitale naturale della Terra, rispettando la natura e le persone. 



“Serve – si legge nella lettera degli scienziati – una regia più forte dello Stato, che riesca a valorizzare le potenzialità degli Enti di Ricerca e delle Università che possono contribuire in modo forte e coordinato ad un’innovazione partecipata”. Ma serve soprattutto un Piano Nazionale per il trasferimento per il trasferimento delle conoscenze scientifiche alle imprese. “Ora siamo nelle condizioni per avviare nuovi processi di riconversione dell’economia, sia a terra sia in mare. Dobbiamo mirare sempre più a una gestione responsabile e sostenibile del capitale naturale, patrimonio di tutti, cui è strettamente associato quello culturale, unico al mondo”.


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