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Gli alberi, i militi ignoti dei nostri giorni

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Agli alberi caduti a luglio a Milano (e in tante altre città e località italiane) a causa della violenta ondata di maltempo il giornalista Michele Serra ha dedicato una delle puntate della sua rubrica quotidiana “L’amaca”, pubblicata sulle pagine del quotidiano la Repubblica. L’ha intitolata “I militi ignoti”, a sottolineare come gli alberi di una città spesso non abbiano un nome, se non per gli addetti ai lavori. Sono alberi e basta: pertanto quelli caduti e accatastati diventano militi ignoti.



Eppure, riflette Serra, “anche se genericamente a forma di albero, sono tutt’altro che uguali la consistenza del legno, l’estensione della chioma, la sagoma delle foglie, il colore della corteccia, la longevità”. Degli animali sappiamo molto, a volte tutto. Sappiamo distinguere un cane da un cavallo. “Nel gran parlare che si fa di natura, ambiente, clima, sarebbe bello – sostiene il giornalista – riconoscere, come primo punto, che non ne sappiamo niente, o quasi. E ripartire dall’Abc, piano piano, come faceva il maestro Manzi a Non è mai troppo tardi per rimediare all’analfabetismo dei nostri nonni”.



E a proposito di alberi, della loro storia e delle loro peculiarità, c’è una pubblicazione di Marsilio Arte del 2022 – piccola ma preziosa, anche nelle illustrazioni di Guido Scarabottolo – intitolata “Alberi. 30 frammenti si storia d’Italia”, a cura di Annalisa Metta, Giovanni Morelli e Daniele Zovi. Un volumetto uscito in occasione dell’omonima mostra allestita a M9, il Museo del ‘900 di Mestre. È un percorso alla scoperta della nostra penisola, del suo passato e del suo presente, dei nostri vizi e delle nostre virtù, grazie agli alberi “iconici” che si incontrano. Dall’acero di monte Tranquillo fino all’ulivo pon-pon. Una lettura appassionante e istruttiva. “Non c’è albero senza storia e non c’è storia senza alberi”, scrive nella prefazione Michelangelo di Giacomo del Museo del ‘900. E raccontare e leggere di alberi vale sempre la pena. Forse adesso più di prima.