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Il futuro della vita sulla terra

Quando si parla di ambiente e di futuro della vita sulla Terra, gli esperti e i giovani hanno opinioni molto lontane fra loro. Questi ultimi sono molto più preoccupati. Molto di più anche degli adulti, che comunque negli ultimi anni hanno sviluppato una forte sensibilità. Infatti se a essere in pensiero per i cambiamenti climatici è il 51 per cento degli italiani, la preoccupazione sale al 64 per cento quando si interpella la Generazione Z, nata fra il 1995 e il 2010. Hanno una visione pessimistica del futuro, tanto che il concetto di sostenibilità per i primi nativi digitali ha a che fare con la giustizia intergenerazionale. Sono consapevoli di essere penalizzati e che erediteranno un mondo peggiore rispetto a quello che le generazioni precedenti, quella dei loro genitori e dei loro nonni, hanno ricevuto in dono.



Per provare a cambiare rotta all’insostenibilità di un sistema già fuori controllo ed evitare il collasso del pianeta c’è solo una strada. L’unico progresso oggi possibile è quello tratteggiato dall’Agenda 2030, che costituisce il momento più alto raggiunto nella storia dell’umanità per disegnare insieme il futuro che vorremmo.



Proprio sul futuro della vita sulla Terra è focalizzato il Goal 15 del documento stilato nel 2015 in occasione dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. L’obiettivo è proteggere e ripristinare gli ecosistemi terrestri, utilizzando in modo sostenibile le foreste, fermando la desertificazione e il degrado del territorio, salvaguardando la biodiversità. Perché un ecosistema è tanto più ricco quanto più è ricca e sana la varietà di specie che lo compongono.



Da azienda che da oltre trent’anni ha fondato il proprio mondo imprenditoriale sulla passione per il legno e sulla promozione di un stile di vita sano e vicino alla natura a partire dalla scelta dei materiali per l’arredamento degli spazi abitativi, ITLAS guarda con particolare attenzione a questo goal e ai traguardi che l’Agenda pone.



Come la promozione di una gestione sostenibile di tutti i tipi di foreste, arrestando così la deforestazione, ripristinando le foreste degradate e aumentando ovunque, in modo significativo, la riforestazione e il rimboschimento. Ma anche l’impegno per garantire la conservazione degli ecosistemi montuosi, incluse le loro biodiversità, per migliorarne la capacità di produrre benefici essenziali per uno sviluppo sostenibile. E ancora: combattere il commercio illegale di specie selvatiche e finanziare la gestione sostenibile delle foreste.



Nel suo primo Bilancio di Sostenibilità (relativo al triennio 2017/2019) l’azienda ha rendicontato ogni azione intrapresa anche in questo campo. Alla scelta, avviata da molti anni, di acquistare unicamente da foreste certificate e gestite in modo sostenibile, si è affiancato l’acquisto di 609 metri cubi di tronchi di faggio recuperati in seguito alla tempesta Vaia del 2018. Tutti certificati PEFC™. Certo, si è trattato di un piano produttivo collegato a una specifica azione di marketing che a prima vista, soprattutto a chi non conosce la storia e il percorso dell’azienda, poteva apparire come una semplice operazione commerciale. Ma l’acquisto di quel legname ha consentito di sgomberare rapidamente la foresta del Cansiglio dai tronchi schiantati, evitando che i tronchi marcissero al suolo, con l’inevitabile e definitivo spreco della materia prima oltre che ulteriori danni e complicazioni per l’ambiente.



Anche l’adesione, sempre alla fine del 2018, al progetto di Filiera Solidale lanciato da PEFC™ Italia per sostenere l’emergenza ambientale ed economica causata da Vaia risponde al Goal 15. L’associazione senza fini di lucro ha coinvolto le aziende certificate (ITLAS è certificata PEFC™ dal 2007), chiedendo loro di acquistare legname proveniente dagli schianti in sostituzione del legno di importazione, a un prezzo equo. Legname tracciato attraverso la filiera produttiva fino al consumatore finale e contraddistinto da un logo appositamente creato per l’iniziativa.


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