Sostenibilità

Innovazione green, motore nascosto del Made in Italy: numeri e sfide per diventare leader in Europa

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L’Italia è fra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green. È terza per numero di imprese con brevetti, dopo Germania e Austria. Detiene brevetti importanti in comparti chiave, come quello della mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31 per cento sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici. O quello dell’efficienza energetica in edilizia, dove è superata la media europeo. Ancora: nel comparto della gestione dei rifiuti e delle acque reflue, un settore nel quale l’Italia è per tradizione uno dei Paesi più dinamici. Senza dimenticare le tecnologie ICT per la mitigazione climatica, che negli ultimi dieci anni hanno avuto un incremento record del +270 per cento. 

Sono tutti dati che – dimostrando come l’Italia sia in grado di innovare e competere nel settore ambientale – sono emersi dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato da Fondazione Symbola con il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e presentato alcuni giorni fa al Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Uno strumento prezioso per analizzare quali sono i settori e i territori in cui si concentra l’innovazione, permettendo al contempo di capire quale sia il legame fra innovazione verde e competitività. 

A emergere dall’analisi è che la dinamicità innovativa del sistema produttivo italiano è sottostimata. Perché prevale ancora una cultura industriale poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo, che conduce a non tradurre sempre in titoli di proprietà intellettuale ciò che viene inventato.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica dell’innovazione, a primeggiare sono le quattro regioni più grandi del Nord: Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Territori forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete.

Lo studio evidenzia anche il nesso fra innovazione verde e competitività, considerato che le imprese italiane che depositano brevetti di tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in ambiti non green. Generano infatti un fatturato per impresa molto più elevato – pari a 382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green – e registrano una maggiore produttività – 144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila euro. Relativamente all’export, il 57,8 per cento esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Infine, il loro capitale umano è maggiormente qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7 per cento, di cui il 16,7 per cento in discipline STEM plus).

Per il presidente di Fondazione Symbola Ermete Realacci l’Italia “ha bisogno di un salto di scala”, con maggiori investimenti nella ricerca, con il supporto della capacità di brevettare, con il rafforzamento tecnologico e la replica del modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. “Solo così – sostiene – il Paese potrà ambire a essere leader dell’innovazione verde europea”.

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